Archivio mensile Novembre 2018

DiValentina

Casa troppo rumorosa? Così si migliora il comfort acustico

Infissi di ultima generazione, con vetro stratificato a doppia e tripla camera; isolamenti di pareti e in facciata con alte performance; porte e portoni che garantiscono prestazioni minime ben superiori a quelle richieste dalla legge; pavimenti acustici “galleggianti”, oggi disponibili anche in soprelevazione sull’esistente per chi non può permettersi cantieri invasivi. E non solo: la creazione di intercapedini sottovuoto o l’inserimento – grazie anche alle nanotecnologie – di “microcasse” nella muratura capaci di generare vibrazioni, che agiscono a contrasto e barriera delle onde sonore. Queste le ultime novità in campo acustico applicate all’edilizia: spesso ancora prove di futuro, su cui l’industria sta però lavorando, con soluzioni che arrivano dal Giappone o dagli Stati Uniti.

I limiti di legge
Per “difendersi” dal rumore la tecnologia c’è e ha fatto passi da gigante; e la sua applicazione è spinta in Italia da una normativa (il Dpcm 5/12/1997, in vigore da febbraio 1998), che ha segnato uno spartiacque nel Paese e ha obbligato il mercato di prodotti e imprese a innovare. Per le nuove costruzioni il livello di isolamento di facciata richiesto dalla legge è di 40 decibel misurati in opera (significa testati nell’effettività dei fatti, non solo da progetto).
Nonostante vengano fatte ancora poche verifiche e non sia sempre facile sanzionare le irregolarità, i casi di immobili che seguono le prescrizione ci sono.

La misura dell’isolamento
Lo mette in luce una ricerca condotta dall’Università di Firenze che ha mappato un campione di quasi un migliaio di prove svolte negli ultimi anni (tutti immobili sottoposti a collaudo acustico) e ha dimostrato come se prima del 1966 l’80% delle abitazioni si attestasse a un livello di non più di 31 dB di isolamento (significa sentire in casa la vita esterna), dopo il Duemila il quadro sia radicalmente mutato. Oggi almeno il 30% dei cantieri misurati raggiunge un livello di 40 dB di isolamento di facciata o anche meno.

Un caso di eccellenza è il residence Vivo a Ponzano Veneto, in provincia di Treviso (nella foto in pagina). Una residenza di qualità, progettata da B+B Associati e realizzata da Crema costruzioni, in Classe A, dove è stato impiegato un sistema “box in box” (scatola dentro la scatola) per abbattere la trasmissione del rumore. Ogni appartamento è perimetrato sulle 6 facce da una struttura in materiale pesante (calcestruzzo armato) ed è rivestito da una seconda pelle idealmente sospesa. Il pavimento è galleggiante ed è acusticamente scollegato dalla struttura portante da un materassino anticalpestio mentre le contropareti e i controsoffitti sono in lastre di cartongesso ad alta densità installate su strutture a loro volta agganciate con dei cosiddetti din stop (giunti smorzanti e antivibranti). In Vivo Residence sono stati raggiunti dei risultati sorprendenti (misurati dall’Università di Ferrara): ci sono state rilevazioni a calpestio di 28 db (di legge il limite è 63 db) e abbattimento di rumore aereo tra appartamenti di 77 db.

Gli interventi sull’esistente
Se il futuro è brillante, tuttavia è un fatto che soprattutto per chi vive in condominio il problema dell’acustica è ancora una drammatica presenza quotidiana. E compromette il livello di benessere e riposo di migliaia di persone. Negli edifici esistenti, intervenire per abbattere il disturbo creato dal calpestio del piano di sopra o dalle urla e dagli schiamazzi per strada non è una banalità. L’acustica è un tema ancora sconosciuto (anche fra i progettisti) e non è una scienza esatta.

Ma da dove si parte per difendersi dai rumori? Il primo passo è sempre consultare un esperto in materia. Come da un medico, va esaminata la tipologia di “disturbo” da contrastare e la stratigrafia dell’immobile. Quattro i casi di inquinamento possibile: quello che arriva dall’esterno (traffico, persone che parlano, etc); quello prodotto dai vicini di casa (un bambino che piange o la televisione del vicino); il rumore da calpestio; infine, il rumore prodotto da impianti (caldaie, termosifoni, aria condizionata, ascensore).

Il «doppio strato» non basta
«Una volta individuata la fonte – spiega Elena Stoppioni, ingegnere ed esperta di acustica – l’intervento va calato nel singolo contesto. A differenza di ciò che accade per l’isolamento energetico, non è detto che la presenza di più strati in un muro sia garanzia di successo sotto l’aspetto dell’isolamento acustico. Al contrario, capita che la compresenza di materiali diversi propaghi un problema».

È il caso classico delle contropareti per isolare due stanze attigue. Non è detto che l’intervento serva, anche se si sacrificano centimetri di superficie. «Così anche in facciata – continua Stoppioni – se è sempre bene partire dall’isolamento del punto più debole, cioè l’infisso, sostituire un serramento non è certezza di successo. A volte il rumore si insinua per bocchette di aerazione, cassonetti o condotti dell’aria condizionata».

DiValentina

Condominio facile 2019

Condominio sostenibile, meno energivoro e attento ai risparmi fiscali e ella qualità della vita. Chi si affaccia per la prima volta su questo mondo può dimenticare le assemblee alla Fantozzi (certo i litigi ci sono ancora) perché lo spirito di collaborazione è ora molto più forte tra i condòmini. E questa guida, che Il Sole 24 Ore prepara ogni anno, è un appuntamento importante per professionisti e condòmini, perché si tratta di padroneggiare un mondo complesso e in continua trasformazione. Il tutto strutturato in brevi capitoli corredati di schede riassuntive e “casi risolti” in ”pillole”.

Tra le novità del 2019, poi, è atteso un disegno di legge, proposto dal sottosegretario alla Giustizia Jacopo Morrone, che mira a istituire un registro in cui gli amministratori condominiali dovrebbero annotare i condomìni amministrati e i corsi di formazione frequentati. Un tema che sul Sole 24 Ore ha trovato ampio spazio e sul quale sarà un impegno tenere aggiornati amministratori e condòmini.
Molti elementi del sistema cambiano di rado (millesimi, assemblea, compiti dell’amministratore) sonio ormai consolidati dopo la riforma del 2012 ma nuove sentenze e nuove leggi speciali aggiungono continuamente adempimenti e responsabilità per i condòmini e per gli amministratori.

Per questo nella guida professionista e condòmino trovano tutti i chiarimenti necessari, con parole semplici e chiare, sui servizi comuni e sugli impianti: ascensore, caldaia, servizi idrici, portierato, tutto aggiornato con le ultime novità, come i bonus fiscali, la sicurezza delle acque dopo il dramma della legionella, lo sviluppo del condominio sul web, lo stalking condominiale, il problema morosità. Quest’ultima, in particolare, è ormai fonte di preoccupazione anche per i fornitori, ingabbiati nelle regole che impongono di rivalersi prima su chi è in ritardo nei pagamenti attraverso un meccanismo farraginoso.

DiValentina

Telecamere in condominio

Telecamere in condominio: il punto della giurisprudenza

I giudici di legittimità e di merito si sono soffermati sul posizionamento delle telecamere e sull’eventuale violazione della privacy a causa delle riprese non consentite.
di Lucia Izzo – Il tema delle telecamere in condominio è da sempre oggetto di dibattito e per tali ragioni la giurisprudenza ha offerto spesso risposte e chiarimenti in relazione alle questione più dibattute.

Non può, infatti, negarsi l’imprescindibile legame della tematica con quello della privacy: in sostanza, la maggior sicurezza a cui anelano i condòmini deve contemperarsi con la tutela dell’altrui riservatezza.

Telecamere in condominio: la disciplina

L’art. 1123-ter del codice civile, aggiunto dalla riforma del Condominio del 2012, ammette espressamente l’installazione sulle parti comuni dell’edificio di impianti volti a consentire la videosorveglianza ed esplicita il quorum necessario relativo alle deliberazioni in materia: queste devono essere approvate dall’assemblea con la maggioranza di cui al secondo comma dell’articolo 1136, ovvero con un numero di voti che rappresenti la maggioranza degli intervenuti e almeno la metà del valore dell’edificio.
In un recente parere (n. drep/ac/113990 del 7 marzo 2017), il Garante per la Protezione dei Dati Personali ha anche chiarito che l’utilizzo degli strumenti di videosorveglianza è ammesso in presenza di concrete situazioni che ne giustifichino l’installazione (a protezione delle persone, della proprietà o del patrimonio aziendale).
Inoltre, ha soggiunto il Garante, nell’uso delle apparecchiature volte a riprendere aree esterne a edifici e immobili, il trattamento dovrà essere effettuato con modalità tali da limitare, per quanto possibile, l’angolo visuale all’area effettivamente da proteggere.
L’argomento telecamere nei Condomini necessita ora anche di espressa rilettura alla luce delle disposizioni del nuovo regolamento europeo 2016/679: la giurisprudenza, ancor prima dell’entrata in vigore, aveva iniziato ad adeguarvisi sostenendo che le telecamere potessero essere installate, senza consenso altrui, per seri motivi di sicurezza, salvo deroghe eccezionali.

Telecamere e angolo di visuale: gli orientamenti della giurisprudenza

In relazione alla tutela della privacy, correlata alla necessità che l’angolo di visuale della telecamera sia limitato ad alcune aree, si è espressa anche a più riprese la giurisprudenza, anche di legittimità.

Da un lato, alcuni giudici di merito (ex multis Trib. Napoli, sent. 4446/2018) hanno fornito una lettura più stringente prendendo spunto dalla delibera del Garante della Privacy dell’8 aprile 2010 secondo cui, ove un singolo condomino installi impianto di videosorveglianza a tutela della sua proprietà esclusiva, “l’angolo visuale delle riprese deve essere limitato ai soli spazi di propria esclusiva pertinenza, ad esempio quelli antistanti l’accesso alla propria abitazione, escludendosi ogni forma di ripresa, anche senza registrazione, di immagini relative ad aree comuni (cortili, pianerottoli, scale, garage comuni) o antistanti l’abitazione di altri condomini”.
Il Tribunale di Catania (sentenza n. 466 del 31 gennaio 2018) ha invece condannato un uomo a risarcire al vicino il danno non patrimoniale subito a causa dell’intrusione nella sua vita privata in quanto le telecamere installate dal primo erano in grado di riprendere (come documentato delle stesse registrazioni) anche l’ingresso e le finestre del bagno e della cucina di proprietà del dirimpettaio.
Sulla stessa lunghezza d’onda anche il Tribunale di Bergamo (sent. 1074/2018) che ha ordinato la rimozione di telecamere posizionate a 45 gradi rispetto alla parete di proprietà e dunque pienamente ingrado di consentire la visione su fondo del vicino. In sostanza, per il Tribunale è legittimo installare una telecamera davanti alla propria abitazione, ma non riprendere anche solo in parte la proprietà di fronte o vicina.
In tal caso, infatti, risulterebbe violato il diritto alla riservatezza, a nulla rilevando che l’obiettivo sia puntato verso la strada, oggetto di servitù di passaggio, o che la qualità delle immagini sia scarsa o che ad essere inquadrati siano soltanto gli arti inferiori di coloro che la percorrono essendo la privacy comunque “potenzialmente” lesa.

Telecamere in condominio: quando non è violata la privacy?

La Cassazione, invece, in un recentissimo arresto (sent. 38230/2018), ha confermato quanto affermato in precedenti pronunce, ovvero che le scale di un condominio e i pianerottoli delle scale condominiali “non assolvono alla funzione di consentire l’esplicazione della vita privata al riparo da sguardi indiscreti, perché sono, in realtà, destinati all’uso di un numero indeterminato di soggetti e di conseguenza la tutela penalistica di cui all’art. 615-bis c.p. non si estende alle immagini eventualmente ivi riprese”.

La Corte è giunta, così, ad escludere la violazione della privacy qualora le telecamere non riprendano l’abitazione privata altrui né spazi pertinenziali ad essa (es., pianerottolo nell’immediata prospicenza dell’ingresso dell’altrui abitazione).
Il contenzioso, inoltre, può scattare anche quando la telecamera sia “finta” ovvero apposta al solo fine di svolgere una funzione deterrente avverso potenziali intrusioni da parte di terzi malintenzionati e inidonea a riprendere e registrare.
Ne sa qualcosa il Tribunale di Latina (ordinanza 17 settembre 2018) che ha deciso sul reclamo di un vicino che aveva chiesto, ex art. 700 c.p.c, la rimozione o la modificazione del posizionamento della telecamera del vicino. Tuttavia, questo dispositivo era risultato essere un mero involucro di plastica.
Pertanto, secondo i giudici, la finta telecamera sarebbe stata inidonea ad effettuare riprese e dunque anche ad arrecare alcun pregiudizio alla privacy: in difetto del periculum in mora necessario per l’azione, il Tribunale non ha potuto che decidere per la liceità della telecamera giocattolo.
FONTE studiocataldi articoli